PROFESSOR PIERGIORGIO ODIFREDDI

Pico della Mirandola usava una precisa tecnica per ricordare, una tecnica dalle origini antiche, che nel Rinascimento conobbe il periodo del suo massimo splendore e di cui oggi, ironicamente, si è quasi completamente persa memoria”.

Esiste almeno una persona che l’ha riesumata e rivitalizzata. Questa persona si chiama Gianni Golfera. Si esibisce in pubblico, e vederlo in azione è impressionante. Gli spettatori gli propongono una lista interminabile di numeri, scelti a caso. Dopo averli uditi una sola volta il mnemonista è in grado di ripeterli dal primo all’ultimo. E dall’ultimo al primo. Può farlo con diecimila cifre o con diecimila colori, letteralmente. E ha già memorizzato centinaia di libri e migliaia di poesie. Ma il suo scopo non è ‘stupire’, bensì far conoscere la sua tecnica, insegnarla, e renderla praticabile a chiunque.

Ma che senso ha avere “memoria” nel proprio cervello dopo l’avvento della scrittura, della diffusione di libri ed enciclopedie e, ancora di più oggi, nell’era di internet e di computer dall’intelligenza (artificiale) apparentemente infinita?

Un senso ce l’ha eccome, come dimostra il successo del metodo Golfera, insegnato finora ad oltre 15mila persone tra imprenditori, studenti e professionisti che volevano aumentare la loro memoria in modo semplice ed efficace.

La memoria scritta ha enormi vantaggi: è praticamente illimitata nello spazio, e può essere tramandata nel tempo. Ma i libri non sono sempre esistiti. E quando non c’erano, o non erano abbastanza diffusi, la memoria aveva bisogno di altri aiuti e li trovò in due direzioni complementari: nelle immagini visive e nelle forme simboliche. Anche nella matematica ritroviamo le due tecniche di memoria, che corrispondono alle due branche della matematica classica, la “geometria” e “aritmetica”. Nella prima le dimostrazioni vengono sostenute da un’intuizione visiva che si appoggia alle figure, nella seconda si procede invece con sole deduzioni logiche, schematicamente codificate nel principio d’induzione.

La stessa mnemotecnica classica si basa sulle due tecniche, dando luogo a due scuole contrapposte: la prima, alla quale s’ispira Golfera, è la più antica. Le sue origini si perdono nella mitologia egizia. L’altra scuola è più recente e si ispira alla cabala ebraica e ai diagrammi di Raimondo Lullo, prima di confluire nella logica moderna attraverso Leibniz.

La differenza con questo passato autorevole ed erudito?

Oggi volendo definire l’arte della memoria, potremmo dire semplicemente che è la “scienza della comunicazione”: come associare immagini a cose e parole, cosicchè queste rimangano impresse. Come tale, ovviamente, una forma rudimentale di arte della memoria la usano molti: soprattutto coloro, come politici e pubblicitari, che mirano più a convincere che a persuadere. Golfera ne pratica e insegna, invece, una forma non solo più elevata, ma anche più utile alla gente comune, con lo scopo di ampliare e fortificare la memoria, affinché essa sia in grado di sfruttare appieno le sue potenzialità.

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